

Ventisei.

Societ, cultura e politica.
dalla met del secolo.
agli anni Settanta.


94. Un nuovo modello di citt: la Parigi di Napoleone terzo.
Da: M. Berman, L'esperienza della modernit, Il Mulino, Bologna,
1985.

Fra le mutazioni e le ristrutturazioni urbanistiche seguite in
Europa allo sviluppo demografico e all'industrializzazione, quella
avvenuta nella citt di Parigi fra il 1860 e il 1870 fu certamente
un caso esemplare. Voluta da Napoleone terzo e realizzata dal
prefetto Haussmann, la costruzione di palazzi, ponti, parchi e
grandi viali monumentali, i boulevards, al posto dei fatiscenti,
misteriosi e inestricabili quartieri popolari, fu determinata da
una molteplicit di scopi. Come precisa il politologo statunitense
Marshall Berman, gli sventramenti, mentre espellevano dal centro
verso la periferia i lavoratori e gli operai, creavano
decongestionamento e un veloce scorrimento all'interno di Parigi,
favorendo il commercio e facilitando lo spostamento delle truppe
in caso di sommosse e rivolte. Al di l della sua genesi politica
ed economica, la trasformazione urbanistica della capitale
francese cre un nuovo modello di vita, con la popolazione ricca e
povera che si mischiava e si affollava nelle nuove arterie, dove
avrebbero tratto ispirazione anche pittori antiaccademici come gli
impressionisti.


Negli ultimi anni del decennio 1850-1860 e per tutto il decennio
successivo, [...] Georges-Eugne Haussmann, il prefetto di Parigi
e dei suoi sobborghi, armato di un mandato imperiale firmato da
Napoleone terzo, stava aprendo, con l'aiuto delle mine, una fitta
rete di boulevards [viali] nel cuore della vecchia citt
medioevale. Napoleone e Haussmann concepirono le nuove strade come
arterie di un sistema circolatorio urbano. Queste idee, che oggi
appaiono banali, nel contesto della vita urbana del diciannovesimo
secolo erano rivoluzionarie. I nuovi boulevards avrebbero permesso
di scorrere attraverso il centro cittadino e di spostarsi
rapidamente da un capo all'altro della citt - un'impresa
donchisciottesca, praticamente irrealizzabile fino ad allora.
Avrebbero, inoltre, spazzato via le viuzze dei quartieri poveri e
aperto uno spazio vitale fra strati di tenebre e di una
congestione soffocante. Avrebbero straordinariamente favorito
l'espansione del commercio locale a tutti i livelli, e, di
conseguenza, contribuito a coprire gli immensi costi della
demolizione, della compensazione e della costruzione municipale.
Avrebbero pacificato le masse occupando decine di migliaia di
lavoratori - a quei tempi, pari ad un quarto delle forze
produttive della citt - in opere pubbliche a lungo termine che, a
loro volta, avrebbero prodotto migliaia di altri posti di lavoro
nel settore privato. Avrebbero creato, infine, lunghi ed ampi
corridoi in cui le truppe e l'artiglieria si sarebbero mosse
efficacemente contro future barricate e insurrezioni popolari.
I boulevards costituivano soltanto una parte di un vasto progetto
di urbanizzazione che comprendeva mercati centrali, ponti, fogne,
l'approvvigionamento d'acqua, [...] i palazzi culturali, oltre ad
una fitta rete di parchi. [...] La nuova opera di ricostruzione
comport la demolizione di centinaia di edifici, priv di un tetto
migliaia e migliaia di persone, sconvolse interi quartieri
sopravvissuti allo scorrere dei secoli, ma, per la prima volta
nella storia, dischiuse il cuore della citt a tutti i suoi
abitanti. Ora era finalmente possibile muoversi non solo
all'interno del proprio quartiere, ma anche al di l di esso. Ora,
dopo secoli di una vita paragonabile ad un ammasso di cellule
isolate, Parigi stava trasformandosi in uno spazio fisico ed umano
unificato.
I boulevards di Napoleone e Haussmann posero le nuove basi -
economiche, sociali ed estetiche - per l'aggregazione di una
enorme quantit di persone. A livello della strada erano
fiancheggiati da piccole imprese e negozietti di tutti i generi,
con ogni angolo cintato per ristoranti e caff con marciapiedi a
terrazza. Questi caff, simili a quello che si fermano a osservare
gli innamorati e la famiglia cenciosa del poemetto di Baudelaire,
giunsero ben presto ad essere considerati in tutto il mondo i
simboli della vie parisienne [vita parigina].
I marciapiedi di Haussmann erano, al pari dei boulevards,
prodigiosamente ampi, corredati da panchine e lussureggianti di
vegetazione. Per facilitare l'attraversamento, per separare il
traffico locale da quello di transito e per prospettare itinerari
alternativi per le passeggiate, vennero istituite le isole
pedonali. Vennero progettati ampi scorci panoramici a perdita
d'occhio, con file d'alberi in prospettiva e monumenti alle
estremit dei boulevards, di modo che ogni percorso, procedendo
per gradazione ascendente, conducesse verso un apice drammatico.
Tutte queste caratteristiche contribuirono a fare della nuova
Parigi uno spettacolo straordinariamente seducente, una gioia per
la vista e per gli altri sensi. Cinque generazioni di pittori,
scrittori e fotografi (e, qualche tempo dopo, registi) moderni, a
cominciare dagli impressionisti [movimento artistico nato in
contrapposizione alla pittura accademica, mitologica o storica,
che si ispirava a paesaggi e alla vita parigina, utilizzando la
luce e il colore in modo totalmente nuovo] intorno al 1860, si
sarebbero nutrite della linfa e dell'energia vitale che fluivano
lungo i boulevards. Negli anni dal 1880 al 1890, il modello
haussmanniano era universalmente considerato il modello ideale di
urbanistica moderna e in quanto tale impresse ben presto il suo
marchio sulle giovani citt in via di espansione in ogni angolo
del mondo.
Che effetto producevano i boulevards sulla gente che vi si
affollava? [...] Per gli innamorati, i boulevards creavano un
nuovo scenario fondamentale: uno spazio in cui poter essere soli
in pubblico. [...] Accanto allo scintillio dei boulevards, i
calcinacci: le rovine di una dozzina di quartieri che costituivano
il cuore della citt - i quartieri pi vecchi, pi cupi, pi
ottusi, pi squallidi e pi spaventosi della citt, le case di
decine di migliaia di Parigini - rasi al suolo. Dove sarebbe
andata tutta questa gente? Coloro che erano preposti alla
demolizione e alla ricostruzione non se ne preoccuparono pi di
tanto. Stavano schiudendo allo sviluppo ampi e nuovi tratti nelle
frange settentrionale e orientale della citt; nel frattempo i
poveri, in qualche maniera, se la sarebbero cavata, come avevano
sempre fatto. Le famiglie coperte di stracci [...] escono da
dietro le macerie e vanno a porsi al centro della scena. Il
problema non  tanto il fatto che essi possano provare del rancore
o avanzare delle pretese: il problema , semplicemente, il fatto
che essi non se ne andranno. Vogliono anch'essi il loro posto al
sole.
Questa scena originaria porta alla luce alcune delle ironie e
delle contraddizioni pi profonde della moderna vita cittadina. Lo
stesso scenario che fa di tutta l'umanit urbana una numerosissima
famiglia d'occhi, porta alla luce i negletti figliastri di
questa stessa famiglia. Le trasformazioni fisiche e sociali che
hanno fatto s che il povero non fosse pi visibile, ora riportano
quest'ultimo direttamente nel campo visivo di ognuno. Smantellando
le viuzze dei vecchi quartieri medioevali, Haussmann ha
inavvertitamente abbattuto le barriere del mondo, ermeticamente
chiuso nei confini che esso stesso si  dato, della tradizionale
povert urbana. I boulevards, aprendo vasti squarci nei quartieri
pi miseri, hanno messo i poveri in condizione di camminare lungo
quegli squarci, fuori dai loro quartieri devastati, di scoprire
per la prima volta com' il resto della loro citt, com' il resto
della vita. E mentre vedono, vengono visti; la visione, l'epifania
[apparizione], si ha da entrambe le parti. In quei grandi spazi,
sotto le luci scintillanti, non c' modo di distogliere lo
sguardo. Lo scintillio illumina le macerie e rischiara le vite
oscure delle persone, a spese delle quali brillano quelle luci
sfolgoranti. Balzac aveva paragonato quei vecchi quartieri alle
pi misteriose giungle africane; per Eugne Sue [scrittore
francese, autore del romanzo di costume e d'appendice I misteri di
Parigi] essi racchiudevano I Misteri di Parigi: i boulevards di
Haussmann trasformano l'esotico in contingente; la miseria che una
volta era un mistero, ora  una realt.
